


os’hanno in comune una nuvola nel cielo, un’onda che frange e la vela che rifiuta.
L’uomo della terra, prigioniero della continuità non vede altro che disordine. L’uomo di mare immagina ed intuisce che questo disordine non sia che apparente. Sa distinguere, ad esempio, la nube di bel tempo da quella che manderà una terribile tempesta, l’onda che lambirà la prua da quella che la coprirà d’acqua.
L’uomo di terra percepisce i segni più evidenti, nota il fumo od il lampo.
Il marinaio rischia, si espone, si immerge in questo mondo caotico. Trova il suo equilibrio nell’instabilità, vive e gioca con essa.
L’uomo di terra, più ragionevole, non si fida di questo mondo in movimento. A volte, però, succede che le sirene lo attraggano. Sarei, allora, tentato di dirgli “smetti di leggere e corri nell’ebrezza del vento”.
Liberamente interpretato dalle “Vele”
di Bertrand Cheret